It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube

Intervista a Pier Francesco Guarguaglini

L'ex-presidente e ad di Finmeccanica parla ai microfoni di AVIONEWS -VIDEO

Il testo integrale della lunga intervista in cui l'ingegnere ha parlato del passato, presente e futuro di Leonardo

Lei è stato uno dei fautori dell’arrivo dell’ex-Finmeccanica negli Stati Uniti. Ad oggi quanto è importante il  mercato statunitense per Leonardo?

Io ritengo che per qualsiasi industria della difesa che abbia interesse ad avere una presenza sulla scena mondiale, quello degli Stati Uniti deve essere il mercato principale.

Cosa avrebbe fatto e cosa non avrebbe fatto qualora fosse rimasto al vertice di Finmeccanica?

Prima cosa avrei continuato negli Stati Uniti perché il processo che avevo iniziato in Drs non era concluso, perché nel primo anno abbiamo dovuto dividere tra Proxy e Ssa e nel secondo anno abbiamo esaminato quelle che erano le sinergie da sviluppare con il resto di Finmeccanica, ma qua ci siamo fermati. Avrei spinto per creare vere sinergie tra le parti europee e quella statunitense, e per di più avrei indirizzato Drs più nell'aspetto sistemistico, tant'è che con il dottor Soccodato era stato preparato un documento che prevedeva la vendita di alcune parti e l’acquisizione di altre più orientate sulla sistemistica.

Secondo lei per aumentare le capacità di investimento ai vertici di Leonardo non converrebbe vendere le parti considerate “meno” strategiche?

Che Leonardo debba ristrutturarsi e decidere qual è la sua strategia è una cosa che deve fare, potrebbe anche pensare di vendere Drs purché contemporaneamente pensi a un acquisto importante in Europa o nel campo elettronico o aeronautico.

Come vede il futuro di Leonardo nel contesto europeo? Vede la possibilità di aumentare le sinergie con altre aziende del settore?

Partendo dalla Fimeccanica dei tempi miei io la vedo molto indebolita, perché io volevo presentarmi a possibili consolidamenti dell’industria della Difesa in una posizione di forza. Sicuramente noi eravamo forti nell'elicotteristica, in alcuni aspetti dell’elettronica, nel campo dei siluri e in quello aeronautico. Leonardo si è sicuramente indebolita in questo periodo, e per prima cosa deve pensare a come potersi rafforzare perché se l’Italia dovesse arrivare a fare un consolidamento europeo si troverebbe in una posizione estremamente debole, relegando Leonardo a un ruolo marginale

Quanto potrebbe influire l’uscita dall'Unione europea del Regno Unito nei programmi e nelle finanze di Leonardo?

Spero abbastanza poco, perché il Regno Unito sarà sempre parte della Nato e sarà sempre interessato a programmi comuni con alcuni Paesi europei. Quindi Leonardo deve saper cogliere queste occasioni

Secondo lei il Governo italiano e Leonardo dovrebbero puntare maggiormente sullo sviluppo di droni armati o di droni ad uso duale?

Il discorso dei droni mi sembra un discorso che non viene affrontato in modo chiaro, perché ormai ce ne sono tanti tipi e hanno molti usi. Cosa uno sceglie dipende da una strategia politica globale, perché uno può scegliere droni “grossi” che possono essere usati per la sorveglianza o per il combattimento. Oppure può scegliere droni “piccoli” che servono nel campo civile. Ci si dimentica che esistono veicoli terrestri e imbarcazioni che possono essere controllate da remoto. Un discorso complicato che andrebbe affrontato. Un aspetto molto importante è la capacità di gestire una moltitudine di droni, e in questo negli Stati Uniti si pensa di poter riuscire a gestire centinaia di droni da un unico punto di comando e controllo. Questo è l’aspetto che qualificherà il Paese che riuscirà a farlo e l’Italia, secondo me, dovrebbe dedicare delle forze in questo campo.

Come vede la possibile joint venture tra Fincantieri e Naval Group che rischia di escludere Leonardo dai programmi navali militari vista la presenza di Thales nell'azienda francese?

Chiaramente un accordo navale tra Italia e Francia e tenuto conto che ci sono stati e ci sono molti programmi comuni, può solo che rafforzare tutti e due i Paesi. Io ritengo che Leonardo non può essere esclusa perché altrimenti Fincantieri si troverebbe in difficoltà, così come ci si troverebbe la Marina italiana che ha bisogno di entrambe le aziende per portare avanti le proprie idee.

Come vede la riconferma di Giuseppe Bono al vertice di Fincantieri?

Secondo me è una buonissima cosa che Bono sia stato riconfermato e spero che abbia pieni poteri per poter sviluppare le proprie idee. Come ho detto prima spero che Bono porti avanti gli accordi internazionali, ma anche un’intesa più stretta sul piano nazionale con Leonardo.

Come vede il futuro della difesa e dell’industria europea?

Il problema è abbastanza semplice, finché l’Europa non sarà anche un ente politico con un’unica politica estera è difficile pensare di raggiungere un’unica difesa e industria europea. Si può pensare, come già successo, a programmi comuni, però accanto all'aereo da combattimento pensato da Germania e Francia sta nascendo il Tempest britannico a cui potrebbe partecipare la Svezia, e se vuole anche l’Italia che ha due possibilità. È bene se l’Italia decidesse subito perché salire su un carro che corre veloce solitamente non conviene, perché entrare in un programma già sviluppato significa non scegliere le tecnologie e i prodotti più importanti e avere un ruolo secondario.

Cosa ne pensa del dibattuto programma F-35?

L’F-35 è un programma molto complesso e gli Stati Uniti ci puntano molto anche se ha dato dei dispiaceri, però basta leggere quello che stanno facendo al Pentagono per ridurne il costo. Una decisione importante e che è arrivata dopo che è stato speso molto. L’Italia non partecipa a questa attività, ma si troverà la riduzione fatta esternamente e dovrà aggiornare le proprie tecnologie. Un programma che seguirlo in toto è difficilissimo. L’Italia ha speso molto negli investimenti iniziali e non potrebbe riaverli indietro, anche perché gli Stati Uniti ne acquisteranno un numero nettamente superiore e quindi la capacità di ridurre il costo del prodotto per le industrie italiane ed europee sarà sempre limitato.

Secondo lei cosa manca a Leonardo per poter raggiungere nuovi traguardi a livello di prodotti e di mercato?

Io partirei da una cosa minimale: ai tempi miei avevo creato la festa degli anziani di Finmeccanica che prima era a livello di singola società. Questo aveva creato un clima di vera unione e tutti si sentivano orgogliosi di appartenere all'azienda. L’avere dimenticato quanto la gente tiene a essere valorizzata a tutti i livelli, significa cancellare Finmeccanica dall'essere un unicum per quel che riguarda le risorse umane. L’altro aspetto è quello di stare attenti allo sviluppo dei prodotti; nel corso del mio periodo ognuno dei miei collaboratori presentava le proprie idee che venivano vagliate e si riusciva a farle finanziarie anche grazie al rapporto con le Forze Armate. Abbiamo sfruttato i finanziamenti delle leggi 808, 421 e della 266 dei prodotti vendibili all'estero, perché io personalmente discutevo sempre sul fatto che non bastava che un armamento fosse di interesse solo in Italia perché doveva andare sui mercati internazionali. Così siamo riusciti a creare dei prodotti estremamente validi anche nel settore spaziale, come il Cosmo SkyMed. I nostri prodotti erano molto valorizzati e tuttora vengono acquistati. Dopo il 2011, però, si è investito pochissimo in questo campo e salvo la legge navale varata tra il 2013 e il 2014 non ci sono stati programmi di largo respiro, e questo fa sì che la tecnologia di prodotto di Leonardo non è stata implementata a dovere. Accanto a questo anche gli aspetti commerciali sono stati spesso trascurati, perché uno pensa che creare delle residenze all'estero sia costoso, ma i commerciali devono essere efficienti e devono avere qualcosa da proporre per aumentare le vendite. Questo secondo me sta mancando e servirebbe un colpo d’ala, ricaricare le batterie e ripartire. Bisogna ripensare a una politica industriale ripartendo dall'attuale situazione e facendo alcuni sacrifici per arrivare ad alcune cose specifiche.

Il suo è un rimprovero al Governo o ai vertici di Leonardo?

Io non voglio rimproverare nessuno, è chiaro però che prima di tutto quando si parla di Sistema-Italia servirebbe che vi sia realmente un affiatamento tra industria, forze armate e Governo che deve saper capire cosa significano gli investimenti che fa, perché la Difesa ha spesso ricadute nel civile. Le tecnologie sono costose e se uno le vuole tenere all'avanguardia deve sapere investire. Compito del Governo è scegliere in quali campi e investire.

Secondo lei la mossa di Enav di acquistare la divisione Air Navigation di Ids è stata giusta? Oppure sarebbe stato più giusto che Enav avesse chiesto a Leonardo di sviluppare un nuovo sistema di gestione del traffico aereo?

Io penso che la scelta di Enav sia giusta purché alla visione di servizio ne aggiunga anche una industriale, perché ciò che ha Ids deve essere aggiornato e migliorato. Enav con questo si può presentare sul mercato internazionale con un ottimo prodotto e affermare certi principi e validità di quello che sta facendo.

Secondo lei l’Aiad oggi riesce a rappresentare all'estero le nostre industrie del settore?

Sinceramente ho perso un po’ di vista questo aspetto. Quando c’ero io a livello europeo ci sono sempre stati dei contrasti con i britannici e con Airbus che, essendo presente in Francia, Germania e Spagna, cercava di imporre la propria volontà. Io cercavo di difendere il ruolo dell’Italia ma non è mai stato facile, perché il nostro Paese è sempre stato considerato “poco”. L'Aiad deve essere capace di portare avanti gli interessi di Finmeccanica (oggi Leonardo, NdR) e delle piccole aziende, ma serve che le industrie abbiano fiducia nella Federazione perché già siamo poco forti e se non c’è un piano di appoggio da entrambe le parti ci indeboliamo sempre di più.

Cosa ne pensa della Fondazione Leonardo da poco costituita?

La Fondazione deve capire che non è Leonardo ma è Finmeccanica e deve valorizzare tutta la Finmeccanica, quindi anche le aziende che ne facevano parte. Io se fossi la Fondazione andrei a vedere quali sono tutti i musei che le varie società hanno fatto e cercherei di valorizzare questi, perché dal punto di vista culturale e di cultura industriale aggregare tutti i musei e dare una visione unica, lasciandoli anche indipendenti, potrebbe dare un significato alla Fondazione dal momento che questa dovrebbe sottolineare l’importanza che ha avuto Finmeccanica nello sviluppo dell’industria italiana e dell’Italia.

Sotto, il video dell'intervista:

M/A - 1219862

© AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency Srl
Related
Similar