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"CyberEU17", Pinotti: soluzioni nuove contro attacchi cibernetici

Roma, Italia - Il ministro della Difesa è intervenuta stamattina all’apertura dei lavori della seconda edizione dell'evento

È compito dello Stato tutelare la collettività nella sua interezza, proteggendola tanto dalle violazioni delle regole che si verificano al suo interno quanto dalle offese che vengono dall’esterno. Ma proprio come avviene nel caso del mondo cosiddetto “reale”, non può essere solo lo Stato, nelle sue varie articolazioni, a tutelare la sicurezza del sistema e il rispetto delle regole. Gli attori privati sono altrettanto importanti; lo sono i singoli cittadini e utenti, e lo sono, ovviamente in misura maggiore, le grandi realtà, quelle che gestiscono i dati e le reti e quelle che producono il software che fa funzionare il tutto. È quanto ha affermato il ministro Roberta Pinotti questa mattina all’apertura dell’evento “Cybertech Europe 2017” -aperto dall’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo al centro congressi “La Nuvola dell’Eur”- ed al quale hanno partecipato anche il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, i vertici delle Forze armate e numerosi esponenti delle istituzioni, delle maggiori società del settore. “La Difesa, per quanto le compete, sta studiando questo genere di minaccia, e sta studiando anche come possano essere elaborate delle contro-narrazioni che ci permettano di contrastare i racconti di chi incita alla violenza ed al conflitto. Avremo dei risultati fra pochi mesi, e li metteremo a disposizione degli altri soggetti chiamati a contrastare questo genere di minaccia” ha dichiarato la titolare del Dicastero. Per il ministro Pinotti, rispetto delle regole, lotta contro la cosiddetta cyber-criminalità e produzione di contenuti positivi rappresentano un “terreno relativamente nuovo, dove si deve costruire una partnership importante fra pubblico e privato”. Nel suo intervento il ministro ha richiamato l’attenzione sul fatto che sul tema cyber security “esiste una forte vulnerabilità per tutti gli Stati, perché le potenzialità offensive degli attacchi cibernetici sono elevatissime, e le capacità difensive rischiano di arrivare troppo tardi per essere davvero utili. Più probabile il rischio di un conflitto internazionale combattuto nella dimensione cibernetica rispetto a quello di un conflitto militare tradizionale”. “Dobbiamo allora immaginare soluzioni nuove” ha aggiunto “che, in analogia a quanto fatto nei decenni passati per ridurre il rischio di conflitti fra grandi potenze, permettano di costruire prima un ragionevole grado di trasparenza sui rispettivi arsenali cibernetici e, poi, ragionevoli misure di confidenza reciproca”. Sull'evento vedi anche la notizia pubblicata da AVIONEWS.
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