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CLARA MOSCHINI

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Tecnologia spaziale per migliore qualità vita sulla Terra

A Roma da oggi una tre-giorni con gli scienziati

Dall’agricoltura all’economia circolare, le tecnologie spaziali per le future missioni di lunga durata sulla Luna e su Marte potrebbero avere importanti ricadute sulla qualità della vita sulla Terra. Uno dei problemi principali di progetti così impegnativi è quello dell’approvvigionamento degli astronauti; solo per raggiungere il Pianeta Rosso, su cui l’agenzia spaziale europea (Esa, European Space Agency) conta di far atterrare entro il 2040 il primo volo con equipaggio umano, occorrono 6 mesi: tra ossigeno, acqua e cibo, bisognerebbe far viaggiare oltre 30 tonnellate di rifornimenti, con costi elevatissimi.

Queste tematiche sono al centro di un workshop in programma da oggi (16-18 maggio) nel quale si confrontano per la prima volta a Roma (presso il Consiglio nazionale delle ricerche a Piazzale Aldo Moro, 7) i maggiori esperti della comunità scientifica internazionale. Il meeting è organizzato congiuntamente da Agrospace Conference, un’iniziativa della PMI italiana Arescosmo, e dal "progetto Melissa" al fine di promuovere la ricerca sui sistemi rigenerativi per il sostegno alla vita nello spazio. Questi sistemi devono permettere di produrre cibo, rigenerare l’atmosfera, recuperare acqua e riciclare tutti gli scarti.

Da 28 anni l’Esa ha dato vita al progetto Melissa, che studia come sia possibile ricostruire a bordo di una navicella e di una base spaziale un ciclo vitale che permetta la sopravvivenza di uomini con l’aiuto di piante e micro-organismi: elemento-chiave è il riuso circolare delle risorse per produrre cibo, acqua pulita ed ossigeno.

Nella tre giorni romana -nella quale, oltre all’Europa, saranno rappresentati gli Usa, il Giappone, la Cina e la Russia- il "progetto Melissa" ed il programma Agrospace si uniranno per implementare la ricerca sui sistemi di sopravvivenza a circuito chiuso. Interverranno, tra gli altri, il project manager dell’Esa per Melissa Christophe Lasseur, Toru Shimazu per l’agenzia spaziale giapponese (Jaxa) e Mark Kliss della Nasa.

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