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Oggi 74 anni da Hiroshima: quanto abbiamo imparato?

Ricorrenza che coincide con le minacce dell'uso del nucleare da parte di diversi Paesi del mondo

La data di oggi, 6 agosto 2019, è il giorno della ricorrenza dell'orrore di Hiroshima: 74 anni fa la bomba atomica "Little Boy" fu sganciata dagli Stati Uniti sulla città causando la morte di 140.000 persone. Questa mattina alle 8:15, ora locale, il Giappone ha osservato il tradizionale minuto di silenzio con 50.000 persone riunite presso il Memorial Peace Park.

Kazumi Matsui, sindaco di Hiroshima, ha chiesto al suo Paese di ratificare il Trattato sulle armi nucleari ed ha invitato i leader di tutto il mondo a visitare la città: "Chiedo al governo dell'unico Paese che ha avuto l'esperienza delle armi nucleari in tempo di guerra di rispondere alla richiesta degli 'hibakusha' (persone esposte alla bomba, attualmente meno di 146 mila in vita e la cui età media supera di poco gli 82 anni) di vedere ratificato il Trattato sulla messa al bando del nucleare. Esorto i leader giapponesi a dimostrare il pacifismo sancito dalla nostra Costituzione facendo questo passo verso un mondo privo di armi nucleari".

Presenti anche i rappresentanti di 92 Nazioni e il primo ministro giapponese Shinzo Abe che ha mostrato la disponibilità a fare da tramite tra i Paesi che detengono la bomba e quelli che non la posseggono: "Con l'aiuto di entrambe le parti, li incoraggerò pazientemente a dialogare e sono determinato a guidare gli sforzi internazionali in questa direzione".

Un anniversario che arriva durante uno dei momenti di fragilità più significativi per il mondo sulla questione atomica dal dopoguerra: gli Stati Uniti sono usciti dall'Inf il 2 (vedi AVIONEWS), la Corea minaccia il mondo tramite il lancio di  missili balistici (vedi AVIONEWS), continua ad essere delicata la situazione russa che vuole ribadire insieme agli Usa primazie di potere, la paura di una possibile guerra anche nucleare tra India e Pakistan si fa sempre più concreta (vedi AVIONEWS),  L'Iran vuole ridurre ulteriormente i suoi impegni sul nucleare (vedi AVIONEWS), Teheran risponde alle sanzioni di Washington violando i patti internazionali (vedi AVIONEWS), senza citare l'arsenale atomico israeliano o le continue minacce dei Paesi che utilizzano la parola "nucleare" come orribile spauracchio globale.

Il poeta turco Nazim Hikmet ha espresso in poche righe il dolore di Hiroshima, che s'offre (e soffre) suo malgrado, come "memento mori" al mondo:

"Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

Ne avevo sette, allora:

anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.

Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero".

RC3 - 1223562

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