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Anniversario della bomba atomica di Nagasaki

La storia di Keiko Ogura, una sopravvissuta a Hiroshima - VIDEO

Il 6 agosto è stato il 74esimo anniversario del disastro atomico ad Hiroshima (vedi AVIONEWS), oggi, 9 agosto, è la data della seconda bomba nucleare, soprannominata "Fat boy" e lanciata dagli aerei americani nel 1945 a Nagasaki. In Giappone è stata rispettata la commemorazione che avviene annualmente: un minuto di silenzio delle ore 11:02 locali, orario dello sgancio dell'ordigno che ha causato la morte di oltre 74 mila persone. Kazumi Matsui, sindaco di Hiroshima aveva invitato il governo giapponese a firmare al più presto il Trattato sul bando delle armi nucleari. In un mondo che sembra non aver ancora imparato la lezione (vedi AVIONEWS) il primo ministro Shinzo Abe ha però fatto presente che il trattato non riflette la situazione attuale e che il Giappone agisce coerentemente con gli altri Paesi sotto l’ala degli Stati Uniti e le potenze atomiche del mondo.

Si stima che le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki provocarono tra le 140 mila e le 200 mila vittime. Oltre 6000 bambini rimasero orfani. Al momento ci sono circa 180 mila superstiti ("hikabusha") molti dei quali continuano a soffrire per le ferite fisiche e psicologiche riportate 74 anni fa: una di questi è Keiko Ogura, una donna di 78 anni, che racconta: "Avevo 8 anni quando esplose la bomba. Ero a casa, 2,4 chilometri a nord dall’epicentro dello scoppio. Mio padre aveva voluto che restassi a casa; erano passati molti aerei nei giorni precedenti e temeva iniziassero i bombardamenti, scoprimmo dopo che si trattava di voli di ricognizione. Erano le 8 ed un quarto di mattina: fui colpita da una luce fortissima e violenta, che mi scaraventò a terra, svenuta. Quando ripresi conoscenza tutti i vetri erano in mille pezzi, i mobili erano in frantumi. Mio fratello maggiore, come molti altri ragazzi, era stato mandato a costruire muri tagliafuoco, perché si temeva che anche Hiroshima avrebbe subito i bombardamenti che avevano carbonizzato Tokyo. Così molti studenti erano nel centro della città, e lì sono morti. Mio fratello vide l’aereo e poi l’esplosione. Per tornare a casa dovette salire sulla collina, da dove vide la città completamente in fiamme. Hiroshima bruciò per tutta la notte e tutto il giorno dopo. Eravamo confusi, perché per bruciare una città intera ci sembrava ci fosse bisogno di molte bombe, e ne era caduta una sola. Poi arrivarono i superstiti. Camminavano come fantasmi: tenevano le braccia in avanti mentre la pelle cadeva a brandelli. Avevano addosso solo lembi di vestiti bruciati, erano così sfigurati, gonfi e ustionati da essere irriconoscibili. Alcuni avevano i capelli dritti sulla testa, erano quasi nudi, con i corpi così malridotti che non si capiva se fossero uomini o donne. All’inizio, nessun medico era in grado di aiutare nessuno: pensavano che si fosse trattato di un qualche gas velenoso, non si sapeva come soccorrere i sopravvissuti. Eravamo un esperimento. I feriti più gravi chiedevano acqua disperatamente. Io sapevo che non si doveva dare acqua agli ustionati, ma le loro grida erano troppo insistenti e ho portato acqua ad alcuni di loro. Mi sento colpevole della loro morte. Non ho mai potuto dimenticarlo. Non avevamo niente per aiutarli. Alcuni mettevano fettine di patate sulle bruciature, ma la vera lotta era contro la fame. Altri ragazzi della nostra età erano stati evacuati sulle montagne. Tornarono scoprendo di essere diventati orfani, e che le loro case non esistevano più. Anche per molti di loro però la distanza non era stata sufficiente: perdevano i capelli, avevano nausee fortissime, poi sopravveniva la febbre e morivano. Il fiume era pieno di cadaveri. Siamo rimasti segnati per sempre. Nel 1995 fui invitata a Washington per la mostra sull’'Enola Gay', l’aeroplano che sganciò la bomba. Appena l’ho visto sono scoppiata a piangere. C’era la televisione giapponese e quando sono tornata in albergo mi ha chiamato mio fratello. 'Il Giappone intero ti ha vista piangere', mi ha sgridata. E adesso? Tutti sanno che siamo sopravvissuti, dovrò spiegarlo a mia suocera' mi ha detto. Perché  chi sapeva del nostro passato aveva paura che fossimo sterili, o che avremmo messo al mondo dei disabili. La nostra vita non è mai stata normale. Abbiamo convissuto continuando ad effettuare continui controlli medici e visto gli altri soccombere al cancro uno dopo l’altro. In certi casi, come in quello di mio fratello, ci è voluto del tempo, ma è morto anche lui di cancro. Come gli altri. Più di 70 anni dopo non abbiamo fatto progressi sull’eliminazione delle armi atomiche. Ci sono migliaia di testate nucleari al mondo. Morirò presto e se in cielo incontrerò le altre vittime sarò costretta a dire loro che non siamo ancora riusciti a liberare la terra dall’atomica".

Sotto, due video a confronto: il primo su Hiroshima e Nagasaki e il secondo un servizio su alcune bombe nucleari degli ultimi anni:


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