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Alitalia: 13 domande al segretario nazionale Cub

Esclusiva AVIONEWS: intervista ad Antonio Amoroso - VIDEO

In vista della scadenza del 15 ottobre, data ultima per la presentazione dell’offerta vincolante per il salvataggio di Alitalia (attesa quella di ministero Economia e Finanza, Mef, Ferrovie dello Stato, Delta Air Lines, e Atlantia. Ancora non chiara la partecipazione o meno della tedesca Lufthansa, vedi notizia), AVIONEWS ha in esclusiva posto una serie di domande ai rappresentanti sindacali di settore, e all’esperto del trasporto aereo professor Gaetano Intrieri

Di seguito, le domande poste, le stesse per tutti, e la risposta: 1) Ha notizie di quanto è rimasto nella cassa di Alitalia? 2) È plausibile che Atlantia esca dalla cordata nonostante anche le possibili ripercussioni su AdR? 3) Secondo lei gli interessi di Delta sono di tipo industriale per il rilancio di AZ, o solo di presenza sulla piazza italiana per controllare e presidiare i mercati europei? 4) E’ credibile che Ferrovie rimanga della cordata senza una prospettiva di ritorno dell’investimento? 5) A quanto si capisce finora il lavoro svolto negli ultimi due anni è rivolto più al semplice salvataggio che ad un vero e proprio rilancio. Che notizie si hanno sul piano industriale che dovrebbe essere condiviso da Mef, FS, Delta, ed Atlantia? Che tipo di piano industriale è necessario per riportare Alitalia sul binario giusto? 6) Ritiene possibile che alla fine sia Lufthansa a rilevare quello che resta di Alitalia? 7) Non ritiene che Di Maio, quando era responsabile del Mise, abbia perso tempo e fatto aggravare la situazione gestionale ed economico-finanziaria? 8) Quanti esuberi ritiene necessari per un rilancio concreto di Alitalia? 9) Quale è il giudizio sul lavoro dei commissari in questi ultimi anni? 10) Pensa che il Governo dovrebbe ancora intervenire con un prestito-ponte, pur essendo già sotto osservazione da parte dell’Unione europea per i precedenti prestiti visti come aiuto di Stato? 11) Secondo lei le responsabilità odierna di Alitalia sono più della politica o del management, ovviamente compresi i commissari? 12) Con l’attuale scenario politico e del mercato del trasporto aereo ritiene più probabile il fallimento, la svendita, il semplice salvataggio o il rilancio definitivo? 13) Ritiene che la ri-nazionalizzazione possa essere la soluzione del problema o che invece sarebbe solo un modo per perpetuare la vita di un’azienda in perenne perdita?

Antonio Amoroso segretario nazionale di Cub Trasporti ha dichiarato:

"Quanto sia rimasto nelle casse di Alitalia è un mistero, visto che i commissari straordinari non rivelano quale sia la 'situazione netta'. Non l'hanno rivelato neppure nell'ultimo incontro al Mise (ministero dello Sviluppo economico, NdR), in cui personalmente ho fatto durante un mio intervento una domanda. Hanno ribadito che in cassa restavano 360 milioni, ma senza chiarire quale fosse la massa debitoria esistente, quali fossero le fatture non pagate, quale fosse la condizione reale. È ignoto fin dal primo giorno dell'insediamento di Gubitosi ed oggi continua ad esserlo. Notizie ed indiscrezioni ci lasciano però molto preoccupati.

Atlantia sta aspettando che questo Governo le confermi in maniera inequivocabile le concessioni autostradali. Se non otterrà questa assicurazione molto probabilmente non entrerà nella partita di Alitalia. La compagnia è diventata lo strumento per salvaguardare gli interessi della cassaforte di Atlantia. È inequivocabile che l'interesse di Delta non sia di tipo industriale, altrimenti non avrebbe investito così poco, è una compagnia che fattura 44 miliardi l'anno e che nella migliore delle ipotesi sembra voler investire 120 milioni su Alitalia. È semplicemente il tentativo di togliere il vettore italiano dalle grinfie di Lufthansa.

Ferrovie entra nella partita perché il Governo lo esige, è quasi un obolo che Battisti versa per riconoscenza in seguito alla sua nomina, ma anche per continuare ad assicurarsi gli investimenti pubblici che raggiungono circa i 10 miliardi l'anno per Ferrovie dello Stato. Sicuramente il progetto di integrazione del trasporto aereo con quello ferroviario è ambiziosissimo e se si realizzasse sarebbe positivo per il Paese. Che questa scelta fosse fatta completamente in autonomia da Fs è difficile crederlo.

Le notizie riguardo il piano industriale sono estremamente preoccupanti: non sembra essere di rilancio, sembra prevedere la messa a terra di numerosi aeromobili, la contrazione del mercato e soprattutto migliaia di licenziamenti. L'esatto contrario di quello che era stato promesso dal Governo precedente e che è stato confermato da quello attuale. Le indiscrezioni sul piano non ci rivelano una progettualità di sviluppo, a mio avviso neanche di salvataggio: si tratta semplicemente di una soluzione-tampone per superaro un anno, un anno e mezzo. Profondamente diverso da quello che era stato assicurato. Un rilancio è possibile effettuarlo, ma con investimenti adeguati, con l'acquisto di aerei che consentano lo sviluppo del network a lungo raggio, che è il settore meno aggredibile da parte delle compagnie low-cost.

Lufthansa è sicuramente interessata al ricco mercato del trasporto aereo italiano e sembra che abbia scritto di nuovo al Mef (ministero dell'Economia e delle finanze, NdR). Quello che il vettore tedesco sembra pretendere è un ridimensionamento iniziale importantissimo con l'espulsione di migliaia di lavoratori. Un costo sociale ed a mio avviso anche industriale piuttosto alto: si rinuncia al controllo del traffico aereo italiano da e per il nostro Paese. Il baricentro verrebbe spostato in Germania.

Sicuramente i quattro incontri al ministero dello Sviluppo economico per fare il punto della situazione su Alitalia che aveva convocato l'allora ministro Di Maio avevano ribadito soltanto una serie di propositi che non si sono realizzati. Chiaramente per una società che perde 600 milioni l'anno, il tempo non è una variabile indipendente e la situazione ha continuato ad aggravarsi. Gli esuberi a mio avviso non esistono, sono necessarie al contrario delle assunzioni, ma lo dico perché basta comparare il costo del lavoro con quello delle altre compagnie europee e si scoprirebbe che il costo del lavoro ed il numero dei dipendenti per aeromobile è molto basso. Insomma se si vuole offrire un servizio degno di una compagnia di bandiera del Paese, non si può intervenire ridimensionando ulteriormente gli organici.

Noi siamo rimasti molti critici rispetto al coro che ha osannato l'operato dei commissari perché c'è stata scarsa visibilità e soprattutto non c'è stata un'opera di risanamento e di intervento molto chiaro sugli extra-costi che gravavano su Alitalia come ad esempio il carburante, il leasing. Che Alitalia abbia terminato quasi la disponibilità in cassa è una indiscrezione che ci coglie di sorpresa. Il sostegno da parte dello Stato sta sul mezzo miliardo di Euro. A nostro avviso non si può sperperare così il denaro pubblico. Un intervento deve essere fatto, ma nell'ottica del rilancio, non dell'accompagnamento al processo di cessione di Alitalia ad investitori che non sembra vogliano rilanciare la compagnia.

La politica ha favorito una simmetria nel mercato del trasporto italiano unica in Europa. Il coefficiente di penetrazione delle low-cost nel mercato del trasporto italiano ci dimostrano che la politica non è riuscita ad intervenire in questa questione. Il management ha fallito completamente: è stato un fallimento il cavaliere bianco di Etihad, un fallimento quello dei commissari.

Se noi dovessimo considerare la soluzione esistente più probabile, dal punto di vista economico sarebbe la liquidazione. Questo non se lo può permettere il Paese, non possiamo consentirlo dal punto di vista dei costi sociali e per le ripercussioni di tipo industriale. Il Governo può rilanciare il vettore: servono investimenti, un management adeguato, un disegno di sviluppo.

La nazionalizzazione risulta essere l'unica scelta possibile: ad oggi immaginare che possano esserci degli imprenditori interessati al rilancio è smentito dai fatti. Quale altra soluzione può essere praticata al momento per assicurare ad Alitalia un futuro di svolta? In Italia si registrano tassi di crescita del trasporto-passeggeri più alti d'Europa e questa opportunità di crescita deve essere assicurata al nostro Paese, perché riteniamo che il trasporto aereo sia un bene collettivo e la collettività ne deve beneficiare".

Sotto, la video-intervista:

RC3 - 1224953

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