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Alitalia: 13 domande al segretario nazionale Usb

Esclusiva AVIONEWS: intervista a Francesco Staccioli

In vista della scadenza del 15 ottobre, data ultima per la presentazione dell’offerta vincolante per il salvataggio di Alitalia (attesa quella di ministero Economia e Finanza, Mef, Ferrovie dello Stato, Delta Air Lines, e Atlantia. Ancora non chiara la partecipazione o meno della tedesca Lufthansa, vedi notizia), AVIONEWS ha in esclusiva posto una serie di domande ai rappresentanti sindacali di settore, e all’esperto del trasporto aereo professor Gaetano Intrieri

Di seguito, le domande poste, le stesse per tutti, e la risposta: 1) Ha notizie di quanto è rimasto nella cassa di Alitalia? 2) È plausibile che Atlantia esca dalla cordata nonostante anche le possibili ripercussioni su AdR? 3) Secondo lei gli interessi di Delta sono di tipo industriale per il rilancio di AZ, o solo di presenza sulla piazza italiana per controllare e presidiare i mercati europei? 4) E’ credibile che Ferrovie rimanga della cordata senza una prospettiva di ritorno dell’investimento? 5) A quanto si capisce finora il lavoro svolto negli ultimi due anni è rivolto più al semplice salvataggio che ad un vero e proprio rilancio. Che notizie si hanno sul piano industriale che dovrebbe essere condiviso da Mef, FS, Delta, ed Atlantia? Che tipo di piano industriale è necessario per riportare Alitalia sul binario giusto? 6) Ritiene possibile che alla fine sia Lufthansa a rilevare quello che resta di Alitalia? 7) Non ritiene che Di Maio, quando era responsabile del Mise, abbia perso tempo e fatto aggravare la situazione gestionale ed economico-finanziaria? 8) Quanti esuberi ritiene necessari per un rilancio concreto di Alitalia? 9) Quale è il giudizio sul lavoro dei commissari in questi ultimi anni? 10) Pensa che il Governo dovrebbe ancora intervenire con un prestito-ponte, pur essendo già sotto osservazione da parte dell’Unione europea per i precedenti prestiti visti come aiuto di Stato? 11) Secondo lei le responsabilità odierna di Alitalia sono più della politica o del management, ovviamente compresi i commissari? 12) Con l’attuale scenario politico e del mercato del trasporto aereo ritiene più probabile il fallimento, la svendita, il semplice salvataggio o il rilancio definitivo? 13) Ritiene che la ri-nazionalizzazione possa essere la soluzione del problema o che invece sarebbe solo un modo per perpetuare la vita di un’azienda in perenne perdita?

Il segretario nazionale Usb Francesco Staccioli, ha dichiarato: 

"L'unica informazione che abbiamo al momento che è stata comunicata durante l'ultima riunione al Mise è che sono rimasti in cassa circa 360 milioni senza poter valutare a quale posizione finanziaria dell'azienda. Stiamo chiedendo un incontro ai commissari ma non abbiamo avuto ancora risposta.

Il tema delle possibili ripercussioni su AdR è ciò che tiene Atlanta legata ad Alitalia e credo che non sia in discussione al momento che Atlantia esca.

Ammesso e non concesso che Delta abbia davvero mostrato interesse per il piano Alitalia io credo che il vettore americano stia facendo il 'cane da guardia' sulla joint venture transatlantica e per la sua 'sorellona' Air France.

Ferrovie è un'azienda partecipata al 100% dallo Stato che riceve per la sua attività 10 miliardi di euro l'anno. È un'azienda che obbedisce anche ad interessi generali dello Stato. Questo non dipende da Ferrovie ma dalla politica.

Secondo me il piano elaborato fino adesso di cui abbiamo potuto apprendere tramite indiscrezioni è una fotocopia di quelli del 2009, del 2014 e del 2017. Un mero salvataggio che non salva nulla perché dopo due anni riporta l'azienda al punto di partenza.

Che Lufthansa entri nella partita è di fatto ormai una notizia certa. Che Lufthansa rilevi quel che resta di Alitalia dipende dalla volontà di questo Governo. Se il Governo ha tutti gli strumenti, le possibilità deve avere il coraggio di salvaguardare il bene Alitalia e poi vedremo se saremo in grado di fare gli accordi con Lufthansa. Ma permettere a Lufthansa o a Delta di prendere quello che resta di una compagnia che dovrebbe essere trainante in un mercato reale di 156 milioni di passeggeri, mi sembra un'assurdità degna di un Paese del terzo mondo.

Io non imputo al ministro Di Maio la responsabilità, io la imputo ad un sistema in cui il ministro era uno di quelli che non doveva permettere che si perdesse tempo. Se si da un mandato preciso ad un 'capo cordata' che si chiama Gianfranco Battisti che è l'amministratore delegato che tu hai individuato per le Ferrovie permette di perdere 10 mesi di tempo, di far perdere ad Alitalia centinaia di milioni di Euro del prestito concesso...è una responsabilità da emendarsi adesso, da risolvere adesso.

Questa è un'azienda che ha già avuto 12.000 esuberi, non ce ne dovrebbero essere altri se si parla di rilancio. Siamo ridotti ad una forza con una flotta di 100 aerei il cui numero è preciso.

Il giudizio sui commissari Alitalia è 'luci ed ombre': secondo me hanno dato una notevole spinta a livello di immagine in un momento drammatico. Ricordiamoci che nel 2017 avevamo un Governo inviperito sulla questione che i lavoratori avevano bocciato una intesa sottoscritta da tutti i sindacati ad eccezione di noi e Cub Trasporti.

Secondo me un ulteriore prestito ponte così come è stato concesso precedentemente sarebbe la lapide di Alitalia perché genererebbe un contrasto a livello comunitario e alimenterebbe il fuoco di chi pensa che il fallimento costi di meno del salvataggio, cosa che è completamente sbagliata. Il salvataggio costa la metà del fallimento e questo deve essere chiaro. Aver perso 12 mesi è una grossa responsabilità della politica. Secondo me qualsiasi 'soldo' che viene dato deve essere messo in conto capitale per permettere il rilancio. Che lo faccia tramite Ferrovie o tramite la restituzione dei compendi aziendali come ipotizzato dal professor Ugo Arrigo potrebbe essere molto interessante.  Però un prestito secco per continuare altri 6 mesi questo 'balletto' sarebbe un disastro.

La politica ha tutta la responsabilità. Che la classe manageriale non sia assolutamente all'altezza. Non abbiamo manager del trasporto aereo attualmente in Italia. Questa è una situazione dove ognuno ha curato i propri interessi. Dobbiamo affidarci ad un manager straniero.

Allo stato attuale io ritengo che la liquidazione non sia più una ipotesi remota però onestamente credo che nessuno abbia il coraggio di assumersi la responsabilità anche se avrebbe un ritorno positivo nell'opinione pubblica del Paese che risente di una cattivissima informazione.

È stato fatto un grande sforzo ed anche io credo di averlo fatto come organizzazione sindacale. Il vettore per questo Paese vale miliardi di Euro di flussi turistici. Ritengo che alla classe politica manchi il coraggio, alla classe imprenditoriale lo spessore etico prima che professionale e credo che faremo una via di mezzo tra un piano di sviluppo e uno di salvataggio. Mi auguro che non faremo un giro a vuoto e lotteremo con tutte le nostre forze affinché questo non avvenga.

Assolutamente ritengo che la rinazionalizzazione sia l'unica opzione per rilanciare l'azienda. Il rilancio passa attraverso: la riconversione della flotta, la rottura dello schema di mercato ed una riforma di sistema che entri a gamba tesa ad alcuni interessi consolidati e sono operazioni che possono essere sostenute dallo Stato. Una volta risanata e rimessa sul mercato avremmo 'la fila fuori'. E poi l'ipotesi che i commissari possano restituire il prestito in natura è un'opzione, una svolta che può essere presa in considerazione".

Sotto, la video-intervista:

RC3 - 1224973

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