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CLARA MOSCHINI

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Il misterioso e confuso piano di nazionalizzazione di Alitalia

Leogrande reticente in commissione trasporti della Camera

Siamo di fronte ad un transitorio affitto di ramo d’azienda a spese dei contribuenti e dei lavoratori, con decisioni imposte e in parte rinviate a data futura?

Sono evidenti a tutti le difficoltà insite nel piano di salvataggio di una compagnia aerea che in questi ultimi anni ha visto il fallimento dei capitani coraggiosi, degli arabi, e di tutti i politici che hanno provato ad occuparsene. Sono stati bruciati ben un 1.4 mld di soldi pubblici da maggio 2017 ed i circa 2 mld sostanzialmente persi dai creditori insinuatisi nell’ultima procedura di amministrazione straordinaria. Il salvataggio di Alitalia si è rivelato una missione quasi impossibile, resa ancora più ardua ed incerta dagli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19 e dalla conseguente crisi economica che si è abbattuta sul settore del trasporto aereo. Sono improvvisamente venuti meno tutti i parametri di riferimento ed anche principali vettori aerei, come Air France, British Airways e Lufthansa, si trovano ad affrontare crisi industriali e piani di salvataggio impensabili fino a soli due mesi fa.

In un simile contesto, in cui vengono chiesti ai contribuenti italiani altri 500 milioni per il solo 2020, che si aggiungono ai 400 milioni bruciati in questi primi mesi, ci si aspetterebbe massima trasparenza, con la prospettazione di una puntuale analisi costi benefici e un preciso progetto industriale di nazionalizzazione di Alitalia, ai sensi dell’articolo 79 del Dl cd "Cura Italia", da sottoporre al voto del Parlamento.

Grande stupore ha, invece, suscitato l’audizione resa ieri dal commissario straordinario Leogrande in commissione Trasporti, con tutti i parlamentari, anche quelli di maggioranza, fortemente irritati.

Nella sostanza, dopo che il ministro Patuanelli nell’audizione del 23 aprile scorso aveva rimandato al commissario straordinario ogni dettaglio sul piano industriale alla base del processo di nazionalizzazione di Alitalia, lo stesso Leogrande si è presentato in commissione rimettendo di fatto al ministro Patuanelli ed al ministero dell’Economia e finanze (Mef) ogni competenza sul nuovo piano industriale alla base del processo di nazionalizzazione, fornendo risposte evasive ai parlamentari che lo incalzavano. Il commissario Leogrande non ha risposto nemmeno alle domande che gli sono state poste in merito alle notizie circolate in questi giorni sulla procedura di vendita di Blue Panorama in amministrazione straordinaria, definita dalla stampa come “misteriosa” in quanto, a seguito di apposito bando pubblico, il trasferimento si sarebbe concluso mediante semplice girata di azioni con il ministero dello Sviluppo che non risponde e non fornisce informazioni sulla sorveglianza espletata e sui dettagli dell’operazione, che nessuno conosce. Il commissario di Alitalia ha provato a fare altrettanto con le specifiche domande che gli sono state poste su Alitalia tanto da essere fermamente richiamato dai membri della commissione Trasporti ai suoi obblighi di informativa puntuale e precisa nei confronti del Parlamento.

Mettendo insieme le prime parziali informazioni che il commissario straordinario è stato costretto a rendere in Commissione, si possono delineare alcune delle possibili caratteristiche del piano di nazionalizzazione portato avanti dal ministero dello Sviluppo economico.

Il commissario Leogrande ha, infatti, parlato, di un organico Alitalia al 31 marzo 2020 composto da 11.132 unità, di cui circa 2800 dediti alle attività di handling. Ha ipotizzato una richiesta di cassa integrazione per circa 6607 dipendenti di Alitalia-Sai (Società aerea italiana) e 221 dipendenti di Alitalia Cityliner, rimandando ogni ulteriore dettaglio all’esito del confronto con le categorie. Ha parlato di una rinegoziazione dei contratti di leasing in relazione a complessivi 92 aeromobili di cui 20 per il lungo raggio, 60 per il medio raggio e 12 Embraer per i voli regionali, con un meccanismo di canoni, sino a marzo 2021, comprendente anche i costi di maintenance e commisurato all’effettivo utilizzo orario delle macchine.

Mettendo insieme questi dati con il prospettato iniziale affitto di due rami d’azienda alla newco, l’uno relativo alla licenza d’esercizio ed all’attestazione Soa di Alitalia-Sai e l’altro a quelli di Alitalia Cityliner, con la previsione di un contratto di prestazione di servizi handling da parte dell’amministrazione straordinaria, verrebbe a delinearsi il plausibile scenario visibile nel grafico allegato.

Il commissario ha fatto riferimento, al termine dell’affitto transitorio dei due rami d’azienda, ad una successiva procedura trasparente di vendita; tutto ciò quando sembrerebbe ancora tutto da scrivere il piano industriale alla base del processo di nazionalizzazione disposto dall’articolo 79 del dl "Cura Italia".

Sorgono quindi spontanee tutta una serie domande: ci troviamo di fronte ad un improvvisato processo di riorganizzazione aziendale, dai costi non prevedibili ed interamente posti a carico dei contribuenti italiani, con tutte le decisioni sull’effettiva sorte di Alitalia, quali dimensionamento, alleanze, partner privati o effettiva nazionalizzazione rimandate ad un’ulteriore data futura? Come è ipotizzabile mantenere sospesa per mesi la scelta tra il rinnovo dell’alleanza con SkyTeam o l’adesione a Star Alliance e che costi avrà tutto ciò? Il meccanismo dell’affitto di ramo d’azienda ha il solo fine di continuare a traslare sui contribuenti le perdite operative di Alitalia dei prossimi mesi? Che fine ha fatto l’auspicata adozione di una strategia politica ed industriale di medio e lungo periodo per tutto il comparto del trasporto aereo, ritenuta opportuna anche per la ripresa del settore del turismo e la sostenibilità del sistema Italia?

Vi sono anche diverse coincidenze tra l’ipotizzato dimensionamento della newco e le richieste di ristrutturazione di Alitalia a suo tempo avanzate da Lufthansa, con la dismissione delle attività lato terra ed un numero di esuberi quantificato in almeno 

 5 mila unità. 

Probabilmente Leogrande  ha prospettato quelle che sono le effettive esigenze di riorganizzazione di Alitalia, venendo in contro ad un vettore qualificato e competente come Lufthansa.

Vi sono poi i problemi di compatibilità del progetto d’affitto dei rami d’azienda con le previsioni del Regolamento Ce n. 1008/2008 per quanto attiene le licenze d’esercizio a cui il commissario Leogrande è stato costretto a far riferimento dietro la stringente pressione dei componenti della commissione Trasporti. Si evidenzia che contrariamente alle aspettative dei sindacati, i dipendenti posti in cassa integrazione non potranno far parte dei due rami d’azienda che saranno prima affittati e poi trasferiti alla newco (ed alla sua futura compagine azionaria), anche perché tali lavoratori, se trasferiti nell’ambito dei rami d’azienda, non potrebbero accedere al Fondo di solidarietà per il trasporto aereo. Non sarà ugualmente configurabile in capo alla newco alcuna ipotesi di autoproduzione dei servizi di assistenza a terra presso l’aeroporto di Roma-Fiumicino, con una probabile futura dismissione delle attività handling da parte della procedura di amministrazione straordinaria.

Insomma, forse è giunta l‘ora di dire basta! Serve un preciso e, soprattutto, trasparente progetto industriale di medio periodo del Governo su Alitalia da sottoporre al voto del Parlamento. Dal decreto "Crescita Italia" di aprile 2019 sino al decreto "Cura Italia" di marzo 2020 abbiamo assistito a continui e confusi tentativi politici di salvataggio di Alitalia, dapprima attraverso l’ipotizzato ingresso nel capitale sociale del Mef e di Ferrovie dello Stato, successivamente attraverso la nomina di un nuovo commissario straordinario e di un ulteriore prestito di 400 milioni e, da ultimo, con la nuova procedura di dismissione superata infine dall’attuale progetto di nazionalizzazione.

Il commissario Leogrande ed il ministro dello Sviluppo economico, in questa fase così importante e delicata per l’economia del nostro paese e le sorti di Alitalia, hanno quanto meno un obbligo di trasparente informativa verso i parlamentari e tutti i contribuenti italiani. Si dica chiaramente, sin da subito, quale sarà il numero degli esuberi e se si procederà o meno alla dismissione delle attività di handling e di ciò che resta della manutenzione; si quantifichino, per quanto possibile, anche le perdite previste a carico dei contribuenti nel 2020 e nel 2021, fermo restando l’imprevedibilità degli effetti della pandemia da Covid-19; sia prospettata la tempistica minima di investimento dello Stato nella newco Alitalia e si dica se si ipotizza un controllo pubblico di maggioranza o una privatizzazione sostanziale nell’immediato futuro.

Il commissario Leogrande ed i ministri competenti forniscano immediatamente al Parlamento tutte le informazioni utili ed il piano industriale della newco Alitalia, altrimenti presentino le proprie dimissioni.

È tempo che la nostra classe politica valuti ed adotti strategie industriali quanto meno di medio periodo per il settore del trasporto aereo, ivi compreso il salvataggio o il fallimento Alitalia, non più basate su un approccio estemporaneo e di breve periodo finalizzato unicamente a rinviare la soluzione delle problematiche scomode. Ancor meno può ipotizzarsi una procedura di nazionalizzazione o di vendita di Alitalia simile a quella di Blue Panorama, definita dalla stampa come “misteriosa”, tanto più se fatta con soldi pubblici.

Red - 1229366

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