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CLARA MOSCHINI

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Pandemia: riduzioni nelle imprese comparto aereo americane

Gli Usa non sfuggono alla crisi, e dalle aviolinee, alle industrie, all'indotto, partono a raffica tagli e licenziamenti

Delle misure prese in tutto il mondo per l'emergenza pandemia, ormai lo sappiamo, soffre anche l'industria del trasporto aereo, e indotto, a livello globale, e anche l'America non sfugge alla crisi per l'abbattimento della domanda di trasporto aereo, diminuita del 95%. Nonostante le ottimistiche "visioni" del presidente Trump, le imprese corrono ai ripari anche sul territorio a stelle e strisce.

Spirit AeroSystems, ad esempio, uno dei più grandi costruttori di componenti strutturali per aerei, ha dichiarato recentemente che in risposta alla diminuzione dei tassi di produzione dei due giganti aerospaziali Boeing e Airbus, licenzierà 1450 lavoratori nel Kansas. La stessa Boeing la scorsa settimana aveva comunicato il taglio di 16.000 posti, pari al 10% del totale dei suoi lavoratori. E il ceo dell'industria, Dave Calhoun, aveva dichiarato: "ci vorranno dai due ai tre anni affinché i viaggi tornino ai livelli del 2019, e dopo di questo ci vorranno alcuni anni ancora, per consentire al settore di tornare ai trend di crescita a lungo termine".

Sempre recentemente le aviolinee Delta e United Airlines avevano annunciato di aver riportato le loro prime perdite trimestrali in oltre cinque anni. Addirittura, Delta aveva dichiarato di non aspettarsi che i viaggi aerei riprendano per due o tre anni, e oltre 37.000 dipendenti della compagnia si sono offerti volontari per prendere un congedo non retribuito. United invece lancia un piano che potrebbe portare al licenziamento di un terzo dei suoi 12.250 piloti dal prossimo 1° ottobre. A questo quadro desolante si aggiunge anche General Electric, che taglierà diecimila posti di lavoro: una sforbiciata consistente fra pensionamenti e licenziamenti a livello globale, dopo la riduzione già avvenuta di 2600 unità nel comparto aviazione. Obiettivo è tagliare il 25% della sua forza-lavoro, ovvero circa 13.000 dipendenti. La multinazionale statunitense, ventiseiesima al mondo per fatturato, produce fra l'altro motori di aereo sia per Arbus che per Boeing.



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