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Alitalia: la nazionalizzazione riuscirà a farla decollare?

Rischi ed opportunità dell’operazione in un articolo del "Financial Times"

Il 23 giugno è stato pubblicato dal "Financial Times" un ampio ed approfondito articolo sulla ri-nazionalizzazione del vettore aereo Alitalia, a cura di Miles Johnson e Silvia Sciorilli Borrelli.

I giornalisti, che definiscono la compagnia aerea una “spina nel fianco dei Governi italiani da decenni”, cercano di analizzare la soluzione proposta dall’Esecutivo, ossia la costituzione di una newco pubblica con una dote di 3 miliardi.

Partendo dalle parole del premier Giuseppe Conte, il quale ha dichiarato l’importanza per l’Italia di avere una propria compagnia di bandiera, l’articolo passa poi in rapida rassegna le principali novità introdotte dal "Decreto rilancio", come ad esempio l’adeguamento imposto a tutti i soggetti che operano sul territorio italiano ai minimi retributivi fissati dal Ccnl e l’assegnazione della continuità territoriale ex-lege alla newco. Dopo aver presentato le poche informazioni che ad oggi si conoscono sulla futura Alitalia, come ad esempio il focus sul network di lungo raggio ed una flotta di aerei probabilmente ridotta, ed avere riportato alcuni dei pochi dati finanziari e di traffico disponibili sull’attuale compagnia, gli autori sostengono che la redditività della newco “resterà probabilmente un traguardo lontano”.

L’analisi svolta dai giornalisti del "Financial Times" è corredata da alcune interviste, tra queste quella ad Andrea Giuricin, economista dei trasporti, il quale sostiene l’inadeguatezza della strategia messa in campo dall’Esecutivo italiano. Secondo il docente, infatti, la visione "standalone" non è sostenibile nel tempo e rischia di far aumentare le perdite del vettore aereo tricolore, inefficiente e troppo piccolo per sopravvivere senza essere inglobato in un gruppo di maggiori dimensioni.

È di differente avviso Libero Milone, ex-presidente e ceo di Deloitte Italia, il quale intravede un’opportunità unica per Alitalia che si troverebbe a ripartire da zero in un contesto totalmente cambiato in seguito alla crisi innescata dal Covid-19, emergenza che ha messo a dura prova tutti gli operatori del settore aereo. Il manager sottolinea l’importanza di far leva sull’appeal internazionale di cui gode l’Italia, incentrando la nuova strategia sulla promozione di un prodotto turistico più ampio che definisce “Destinazione Italia”.

Gli autori del pezzo non mancano di far notare alcune criticità, come ad esempio il fallimento di tutti i precedenti tentativi di risanare il vettore e la disillusione dei contribuenti italiani, la maggior parte dei quali -secondo un sondaggio di Swg citato nell’articolo- non vorrebbe iniettare ulteriori risorse in Alitalia. A questi temi si aggiunge la partita europea, con l’esecutivo italiano chiamato a convincere la Commissione circa la legittimità di questa operazione. Se da una parte Bruxelles, in risposta alla crisi Covid-19, ha allentato le norme ed i vincoli sugli aiuti di Stato, dall’altra parte possono approfittare di queste eccezioni temporanee solo quelle società che versavano in buone condizioni finanziarie prima della pandemia, fattispecie che sembrerebbe quindi escludere Alitalia.

I giornalisti dell'"Ft" citano anche Matteo Castioni, presidente dell’associazione datoriale che rappresenta le compagnie low-cost che operano in Italia (Aicalf), e Michael O’Leary, ceo di Ryanair, i quali hanno contestato al Governo italiano l’inserimento nel "Decreto rilancio" di norme che distorcono il mercato e rischiano di far conseguire disinvestimenti in Italia da parte di alcuni vettori. Parole alle quali è prontamente conseguita la risposta del ministro dei Trasporti Paola De Micheli, la quale sottolinea come l’obiettivo non sia limitare la concorrenza ma, anzi, garantire regole uguali per tutti.

La chiusura viene affidata alle parole di Andrea Giuricin, il quale sostiene che il Governo italiano sia legato ad una visione obsoleta del trasporto aereo che ormai non esiste più.

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