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CLARA MOSCHINI

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Regno Unito: le proposte imbarazzanti delle Compagnie Aeree

Tagli agli stipendi e al personale, a pagare le spese della crisi sono soprattutto i lavoratori

Nel Regno Unito, Ryanair ed il sindacato più rappresentativo dei piloti, Balpa, hanno prodotto una bozza di accordo che prevede il taglio degli stipendi dei piloti del 20% che verrebbe reintegrato gradualmente nell'arco di quattro anni. L'accordo è soggetto all'approvazione definitiva di Ryanair ed al voto favorevole degli iscritti al sindacato, la contrattazione si concluderà entro il primo luglio.

Tale accordo prevede, nel dettaglio, il taglio del 20% di tutti gli elementi che compongono lo stipendio di un pilota – paga base,  premio produttività, indennità di addestramento e contributo pensionistico aziendale – ad eccezione dell'indennità annuale che resterà invece invariata. Le variazioni sullo stipendio entrerebbero in vigore a partire dal primo luglio con il taglio iniziale del 20% e, secondo quanto previsto dall'accordo, vi sarebbe un primo incremento salariale del 6% a luglio 2022, un ulteriore incremento del 6% nel luglio 2023 ed infine un incremento dell'8% a luglio 2024, quando si  tornerebbe alle condizioni originarie. Nella bozza dell'accordo sono previste ulteriori misure per ridurre i costi, quali ad esempio modifiche ai turni, ricorso al part-time e a ferie non retribuite. Ryanair sostiene che l'unico modo per contenere gli esuberi, inizialmente stimati in 336 unità e che verrebbero così ridotti ad 80, è implementare le restrizioni economiche previste dalla bozza.

Secondo alcune indiscrezioni sarebbero in corso contrattazioni anche tra i sindacati britannici degli assistenti di volo Ryanair e la compagnia per rivedere al ribasso i contratti già tristemente noti per l'inadeguatezza della retribuzione.

Lo spaccato dell'aviazione civile nel Regno Unito è drammaticamente rappresentativo della gravità della crisi in atto: Virgin Atlantic prevede di tagliare circa un terzo dei propri dipendenti e di terminare le operazioni da Londra Gatwick; Flybe, compagnia regionale britannica, ha cessato le operazioni nello scorso mese di marzo; la compagnia low-cost di lungo raggio, Norwegian, lo scorso aprile ha terminato i rapporti con OSM Aviation UK, agenzia interinale che forniva il personale; anche la solidissima easyJet ha annunciato il taglio di circa il 30% dei dipendenti, la maggior parte nel Regno Unito, suscitando la reazione indignata di Balpa che ha definito questa misura una “sconsiderata reazione istintiva”.

La proposta più scioccante arriva però dalla compagnia di bandiera del Regno Unito, British Airways, già nota per la sua politica di dumping sociale attuata attraverso i contratti “Mixed Fleet”, che ha addirittura dichiarato l'intenzione di licenziare tutti i dipendenti per riassumerne solo una parte e con contratti decisamente più svantaggiosi. Queste dichiarazioni hanno suscitato  l'indignazione del  segretario generale del sindacato britannico Unite, Len McCluskey, che ha denunciato come la compagnia stia utilizzando la grave crisi sanitaria per “ridurre drasticamente posti di lavoro, salari e peggiorare le condizioni lavorative”.

Il prezzo più alto di questa crisi lo stanno dunque pagando i lavoratori, soprattutto piloti e assistenti di volo, che vedono la propria professionalità sempre più sminuita, ridotta ad un mero costo da tagliare il più possibile, senza che vengano considerate le conseguenze che tali scellerate scelte comporteranno nel lungo termine.

 

NB - 1230379

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