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CLARA MOSCHINI

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Silenzio assordante di Conte e Gualtieri sui guai giudiziari di Profumo

La condanna in primo grado dell'ad di Leonardo mette a rischio la reputazione aziendale. Il Governo batta un colpo

Si chiama reputazione, o reputation nel mondo economico anglosassone che ormai la considera un asset fondamentale per la valutazione di un’azienda. Ed oggi in Leonardo, guidata dall’ad Alessandro Profumo (condannato in primo grado per la vicenda dei derivati del Monte dei Paschi a sei anni e mezzo di carcere), sembra un valore sbiadito. Troppo silenzio e poca chiarezza attorno al manager bancario, digiuno di logiche industriali della Difesa quando fu paracadutato a Piazza Monte Grappa, stanno sgretolando il patrimonio intangibile dell’azienda con possibili seri riflessi anche sul suo valore tangibile.

Eppure fu proprio Profumo a firmare il bilancio di sostenibilità del 2018 che testualmente recitava: “Leonardo si relaziona con i propri stakeholder con integrità e rispetto delle regole e allo stesso modo chiede ai propri fornitori, ai clienti e alle controparti con cui interagisce, di accettare e applicare gli stessi”. Questi principi nelle vicende giudiziarie di Profumo (e relativi riflessi sull’azienda) oggi sembrano dimenticati. Sì, perché se per la Costituzione si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, e la regola è da considerarsi pilastro fondante di un sistema democratico e garantista, non può essere parimenti considerata uno scudo per la reputazione e l’onorabilità di un’azienda che vive di relazioni con portatori di interessi come i soci (grandi e piccoli), le banche, i governi e i fornitori ed i clienti nazionali e internazionali Non si può far finta di nulla. Non si capisce perché Profumo al momento della pubblicazione della sentenza non abbia presentato le sue dimissioni all’azionista di controllo, il ministero del Tesoro. Un atto dovuto, stando al bilancio di sostenibilità di Leonardo stesso. Probabilmente le dimissioni sarebbero state respinte, per il principio della presunzione di innocenza, ma avrebbero contributo a dare un segno di sensibilità istituzionale. E non solo personale ma, anche e soprattutto, per Leonardo che tutti giorni si confronta in mercati dove la reputazione aziendale è elemento imprescindibile di confronto con i competitor. Un atto atteso che non è arrivato. Una seria critica va rivolta anche all’azionista Tesoro ed al presidente del Consiglio che, finora hanno mostrato un imbarazzato silenzio. Il ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, ed il premier Giuseppe Conte. Il loro silenzio sulla vicenda è imbarazzante quasi quanto quello dell’ex-ad di Mps. 

Leonardo è una società quotata, che coinvolge settori strategici come quelli della difesa e dell’intelligence. Il Governo ha l’obbligo politico ed etico di far sentire la sua voce. Il ministro dell’Economia ed il premier non possono far finta di nulla. Entrambi devono deve far sentire la loro voce e chiarire, se c’è da chiarire, al mercato e ai portatori di interesse. Leonardo è un patrimonio di tecnologia e ricchezza di tutti gli italiani, non certo solo di chi la guida. Battano un colpo.

Questa volta il silenzio non è d’oro. 

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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