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CLARA MOSCHINI

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Trafugati da due dipendenti di Leonardo dati informatici

I due hacker D'Elia e Rossi hanno trafugato questi dati. Come?

La vicenda dei 10 gigabyte di dati ed informazioni classificati di "rilevante valore aziendale" trafugati da due dipendenti di Leonardo sta assumendo il ruolo della pochade. L'azienda che l'ad Alessandro Profumo sta traghettando a forza dalla grande manifattura (aerei, elicotteri, difesa) all'hi-tech -anche tramite un luminare come il professor Roberto Cingolani, ex-Istituto italiano di tecnologia ed attuale responsabile innovazione tecnologia di Leonardo- si è fatta bucare da un paio di dipendenti scaltri. Si chiamano Arturo D’Elia, ex-addetto alla gestione della sicurezza informatica di Leonardo, ed Antonio Rossi, responsabile del Cert (il Cyber Emergency Readiness Team) della società, organismo deputato alla gestione degli attacchi informatici subiti dall’azienda: sono questi i nomi dei due dipendenti che, con un trojan di nuova ingegnerizzazione inoculato nei computer attraverso delle pendrive usb, per quasi due anni, tra maggio 2015 e gennaio 2017, avrebbero trafugato i 10 gigabyte di dati riservati. A loro sono state notificate due misure cautelari in quanto ritenuti coinvolti in un grave attacco alle strutture informatiche ai danni della Divisione aerostrutture e della divisione velivoli. Rossi è ai domiciliari con l'accusa di depistaggio mentre D’Elia è finito in carcere: gli viene contestato l’accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni telematiche e trattamento illecito di dati personali.

L’inchiesta, condotta dal pool cybercrime della Procura di Napoli (pm Onorati, Cozza, procuratore aggiunto Piscitelli) è scaturita -spiegano da Leonardo- da una denuncia presentata dalla stessa sicurezza aziendale alla quale ne hanno poi fatto seguito altre". Questo perché sulle postazioni prese di mira dagli hacker erano presenti "i profili utente di molti dipendenti, alcuni con mansioni dirigenziali, impegnati in attività d’impresa volta alla produzione di beni e servizi di carattere strategico per la sicurezza e la difesa del Paese come progetti per sistemi elettronici dei velivoli militari". I due hacker D'Elia e Rossi, hanno trafugato questi dati. Come? Riuscendo a immettere un trojan su 94 nelle postazioni di lavoro nello stabilimento di Pomigliano d’Arco: dopo il download dei dati sensibili, ogni traccia dell’incursione veniva cancellata. Secondo gli investigatori della Polizia postale, l’attacco portato a termine dall’hacker, sebbene agevolato dal fatto che è stato compiuto dall’interno, può essere comunque classificato come una minaccia da cyberwar o, comunque, un’azione di alto spionaggio.

Tra l'altro, lo stesso D’Elia non era nuovo a questo tipo di operazioni: era riuscito addirittura a mettere a segno con successo un attacco informatico ad una base Nato americana che si trova sul territorio italiano. Un’azione di cui era talmente fiero da inserirla nel curriculum (senza poi riportare la condanna che aveva subito per quel crimine informatico). Eppure, nonostante questo, D'Elia lavorava per la sicurezza informatica di Leonardo. Tra l'altro, per trafugare questi dati proprio D’Elia era riuscito a confezionare un trojan ad hoc, capace di essere quasi non individuabile dai sistemi di sicurezza informatici di alto livello di Leonardo, tipici di un'azienda che si occupa di progetti finalizzati a sviluppare sistemi di sicurezza per la difesa, non solo in Italia.

Tutto questo rende ancora più scomoda la posizione di Leonardo. Ci si può fidare, dicono le malelingue (ma neanche tanto), di un'azienda che l'ad Profumo intende proporre come il gruppo destinato a garantire la sicurezza ma che si fa mettere in scacco da due impiegati che la beffano dall'interno? È o non è un caso che, anche dopo questa disavventura, si facciano sempre più insistenti le voci che vogliono Profumo fuori da Leonardo più o meno a marzo, dopo avere firmato il bilancio 2020? Ai posteri (speriamo nemmeno tanto posteri) l'ardua risposta.

fc - 1233800

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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