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Vettori aerei: aumenti del carburante minacciano ripresa

Nel 2021 il prezzo a tonnellata è raddoppiato a quasi 750 dollari

Il settore dell'aviazione mondiale è sotto pressione dopo che il costo del petrolio ha raggiunto il livello massimo negli ultimi sette anni. La corsa dei prezzi del greggio statunitense Wti (West Texas Intermediate) ha sfiorato negli ultimi giorni gli 83 dollari al barile (82,92), ai massimi dall'autunno del 2014. Una situazione che minaccia il pur lento recupero dell'industria del trasporto aereo dalla pandemia. Nonostante la riapertura progressiva delle frontiere aeree ai viaggi internazionali e la ripresa della domanda di collegamenti, tra i vettori aerei c'è preoccuapzione.

Nel corso del 2021 il prezzo di una tonnellata di carburante è raddoppiato a quasi 750 dollari hanno rilevato International Air Transport Association (Iata) e gli analisti di Global Platts. La compagnia statunitense Delta Air Lines ha previsto che questo aumento gli farà chiudere in rosso l'ultimo trimestre dell'anno. Il contraccolpo è forte anche perché i vettori aerei in genere acquistano carburante a prezzo fisso per un lungo periodo (diversi anni). Infatti, la low-cost europea Ryanair ha perso 300 milioni di Euro nel 2020 in seguito al crollo del prezzo del petrolio dovuti alla pandemia. L'aviolinea a basso costo EasyJet, invece, ha acquistato il propellente al prezzo di 500 dollari a tonnellata, ma questo coprirà solo la metà del fabbisogno previsto per il 2022. 

Gli analisti, tuttavia, sono più fiduciosi rispetto alle compagnie aeree, e sostengono che queste ultime riusciranno ad assorbire le oscillazioni del prezzo del petrolio, come sempre è accaduto.

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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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