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CLARA MOSCHINI

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Introduzione del controllo da remoto in Italia

Il necessario equilibrio tra tecnologia e fattore umano

L’implementazione di torri di controllo remote è oramai già divenuta routine operativa in molte realtà nazionali. Così sarà anche in Italia, dove presto si arriverà all’inaugurazione dei due centri di remote control nazionali. Fisicamente localizzati presso Brindisi e Padova da essi si controlleranno, letteralmente, decine di aeroporti regionali.

I razionali a supporto di tale implementazione risiedono nella maggiore flessibilità operativa e nell’ottimizzazione del carico di lavoro del controllore del traffico aereo, nell’armonizzazione delle strutture operative al di là delle particolarità regionali grazie ad operazioni cross-border, nella volontà di rendere maggiormente resiliente il sistema permettendo la fornitura dei servizi in fase di contingency.

La vision sottesa a tali obiettivi si articola su tre concetti:

La Single Remote Tower Control, con un Cta (Controllore traffico aereo) responsabile delle operazioni su di un singolo aeroporto. All’interno di un centro di controllo remoto. Tale razionale ha raggiunto la piena maturità, come sopra detto, in molti Stati europei (Regno Unito, Svezia, Germania, Ungheria) ed extra-europei (Singapore, Australia, Brasile, Usa).

La Multiple Remote Tower Control, con un Cta responsabile di più aeroporti contemporaneamente. Questo razionale, meno maturo, attraversa una fase di analisi da poco passata dalla teoria alle prime sperimentazioni. Ma a questo si tenderà per un’estrema ottimizzazione delle risorse umane.

La Contingency Remote Tower Control con un Cta chiamato, in un’eventuale fase emergenziale, a sopperire a distanza ad un servizio limitato da eventi disastrosi (terremoti, attacchi terroristici, lockdown sanitari).

In ogni caso, quale che sia la concretizzazione di una torre remota, questa avrà certamente implicazioni relative al fattore umano degli operatori interessati. 

Si pensi al piano posto in essere da Hial, Highlands and Islands Airports Limited, fornitore dei servizi della navigazione aerea con base ad Inverness, Scozia, relativo alla remotizzazione di 6 dei suoi 11 aeroporti. Solo l’11% del personale (6 operatori su 54) è prono al trasferimento presso il nuovo centro di controllo remoto; con la prospettiva per alcuni di loro di viaggiare quotidianamente tra il nuovo posto di lavoro ed il contesto familiare.

Come si pensa di fronteggiare questo stressor, che pacificamente il conflitto lavoro-famiglia è dinamica trans-nazionale che si riverbera poi sulle capacità operative dei Cta?

Altri stressor da considerare sono poi quelli fisiologici e psicologici, che interverranno nell’apprendimento delle differenti best practice operative, a cui sarà necessario abituarsi velocemente. 

È stato predisposto un Syllabus innovativo per l’addestramento del personale che verrà impegnato in questa importante innovazione?

red - 1240581

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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