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Alitalia. Mario Sebastiani: "Si sente l'assenza di una politica industriale"

Il professore ordinario di Economia politica interviene al convegno di Demetra

Intervenendo al convegno del Centro studi Demetra sul "Trasporto aereo. A vent'anni dalla liberalizzazione" in corso di svolgimento nella sede centrale romana dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) il professore Mario Sebastiani, ordinario di Economia politica all'Università di Roma "Tor Vergata", ha parlato del futuro di Alitalia considerata "una calamità naturale anche dall'Unione europea che non ha detto nulla sul prestito ponte erogato".

Per il professor Sebastiani uno dei problemi di Alitalia è stata "l'assenza di una politica industriale da parte dello Stato, che ha aumentato la difficoltà ad affrontare la concorrenza portata dagli altri vettori aerei, capaci di sottrarre parti di mercato ad Alitalia sia sul lungo che sul medio raggio". Questo si è visto con le "continue ricapitalizzazioni, i prestiti ponte erogati e i tagli sul personale che non hanno mai generato effetti positivi -continua Sebastiani- cosi come i cambi di management e l'intervento di Etihad".

Il futuro anche non sembra roseo secondo il professor Mario Sebastiani, ma anzi l'intervento di Ferrovie dello Stato -voluto dal Governo- solleva molti dubbi relativi all'operazione, soprattutto "le ripercussioni che potrebbero esserci su Fs se non dovesse essere trovato un partner industriale o se Alitalia non dovesse andare come auspicato". Forte scetticismo da parte di Sebastiani che non vede grandi vantaggi  per Alitalia, anche perché "chi per un volo intercontinentale prenderebbe il treno per andare all'aeroporto di Fiumicino o a Malpensa spendendo più di quanto non farebbe prendendo un volo per Francoforte e poi da lì la coincidenza?", si domanda il professore; la risposta è ovvia "perché nessuno lo farebbe".

La soluzione sarebbe quella di trovare un buon partner industriale come "easyJet che non sarebbe un concorrente dal momento che Alitalia potrebbe vendergli aerei e slot per il corto-medio raggio, investendo nel frattempo nei collegamenti intercontinentali". L'importante, conclude Mario Sebastiani, è che "l'Italia mantenga il golden share per far sì che si tenga fede ai patti".

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