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CLARA MOSCHINI

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Anche l'Italia dice stop alla vendita di armi verso la Turchia

In realtà esiste già una legge che vieta la cessione di armi a Paesi in guerra

Anche l'Italia vuole dire "stop" alla vendita di armi alla Turchia in seguito agli attacchi in Siria contro i curdi (vedi AVIONEWS).
Dopo il fermo di Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia, Germania e Francia, Ankara è sempre più isolata. L'Italia è il terzo Paese per l'export di armi verso la Turchia dopo Qatar e Pakistan.

Durante la festa del M5S a Napoli di ieri sera il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha annunciato: "Chiederemo alla Unione europea, che lunedì (oggi, NdR) terrà il Consiglio degli affari esteri, di sospendere le forniture di armi alla Turchia. La richiesta sarà avanzata di comune accordo con tutti i Paesi europei. Un Paese che non considera la diplomazia e la pace come valore fondante, per noi non può avere armi da nessun Paese europeo".

Presente a Napoli anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha aggiunto "La Ue non può accettare la minaccia di Erdogan di inondare l'Europa di quei milioni di migranti tenuti dentro la Turchia grazie ai 6 miliardi di fondi versati ad Ankara".

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti si è unito al coro dichiarando: "Tutti facciano di tutto per fermare questa aggressione mobilitandosi nelle piazze e chiedendo al Governo italiano di attivarsi come sta facendo, all'Onu, alle forze internazionali, anche discutendo il blocco delle esportazioni di armi verso Ankara, perché è evidente che o c'è un segnale forte dei Paesi dell'Unione oppure la Turchia non si ferma".

Secondo quanto dichiarato da "Il Fatto" sulla base delle dichiarazioni di "Rete disarmo", nel 2018, l'esportazione ha avuto un volume di ben 362,3 milioni di Euro.  Leonardo, ex-Finmeccanica con AgustaWestland, rifornisce gli elicotteri T-129 per un valore di circa 3 miliardi di Euro. Alenia Aermacchi avrebbe venduto alla marina turca gli ATR-72/600 Tmua. L'azienda Beretta in Turchia produce le pistole mediante la controllata Stoeger.

In realtà l'Italia non dovrebbe far altro che rispettare la norma che impone il divieto di vendita di armamenti a chi si trova in guerra: la legge 9 luglio 1990, n. 185 della Repubblica italiana disciplina il commercio delle armi  e venne approvata a seguito di alcuni scandali, quali ad esempio il coinvolgimento di una filiale statunitense di una banca italiana, la Banca nazionale del lavoro di Atlanta, nella vendita illegale di armi all'Iraq di Saddam Hussein, ai tempi della prima guerra del Golfo.
La legge prevede che ogni anno i differenti dicasteri interessati, per quanto di rispettiva competenza, preparino una relazione da presentare al Parlamento italiano entro il 31 marzo, per le operazioni relative all'anno precedente in materia di importazione ed esportazione dei sistemi di armamento da e per l'Italia. Impedisce inoltre che sistemi d'arma italiani possano essere venduti a Stati in guerra, che violano gravemente i diritti umani e che rientrino in quelli che vengono definiti Heavily Indebted Poor Country (Hipc).

RC3 - 1224988

AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency
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